Scoprire il cognitivismo interpersonale

L’orientamento teorico a cui faccio riferimento nella pratica clinica è il Cognitivismo Interpersonale, sviluppatosi in seno al post-razionalismo fondato da Vittorio Guidano, all’interno del quale l’individuo viene inteso come costruttore attivo della realtà e del suo “significato personale”.  

Il “significato personale” che ognuno di noi ha costruito rispetto a Sé è l’esito delle esperienze emotive e relazionali esperite nei primi contesti di attaccamento con le figure di riferimento (John Bowlby).  

In ragione di ciò, una parte essenziale della psicoterapia viene dedicata all’esplorazione dei “Modelli Operativi Interni” definiti da Bowlby come gli schemi di rappresentazione interna che costituiscono immagini, emozioni e comportamenti associati all’interazione tra il bambino e gli adulti significativi (caregivers).    

Tali schemi diventano ben presto inconsapevoli e stabili nel tempo andando così a strutturare la “coerenza di significato personale”.  

Pertanto, ognuno di noi costruisce una rappresentazione mentale di Sé, della realtà esterna e degli assunti su come funzionano le relazioni interpersonali.  

I “Modelli Operativi Interni” rappresentano perciò un aspetto fondamentale nell’analisi della Teoria della Mente (David Premack).   

Essa è la capacità di attribuire stati mentali (intenzioni, emozioni, credenze ecc.) a sè stessi e agli altri, giungendo poi alla conclusione che gli altri hanno stati mentali diversi dai propri.  

Le distorsioni nella Teoria della Mente possono determinare l’evoluzione di molti disturbi psicologici, perciò la terapia cognitivista-costruttivista aiuta attivamente il paziente ad esplorare la sua “coerenza di significato personale”, per comprenderne la funzione e procedere ad una riarticolazione dell’immagine di Sé.  

Ciò consente al paziente di giungere ad una “mobilità mentale”, laddove, invece, i Modelli Operativi Interni hanno creato una rigida stagnazione dei significati personali ed esistenziali.  

Come, infatti, suggeriva George Kelly, padre del costruttivismo in ambito psicologico, “Lo scopo dello psicoterapeuta non è di produrre uno stato mentale, ma di produrre una mobilità mentale che permetta di seguire un percorso nel futuro”.   

Ossia supportare il paziente nella comprensione fenomenologica di ciò che prova, ciò che pensa e ciò che progetta per Sé, restituendogli un ruolo attivo nella costruzione della sua esistenza.  

Questo obiettivo terapeutico viene perseguito mediante l’uso delle seguenti strategie terapeutiche:  

  1. Terapeuta Base Sicura (Grazia Attili): il terapeuta si pone come base sicura a partire dalla quale esplorare il proprio mondo interiore e alla quale tornare, quando il dolore diviene insostenibile.  
  1. Esplorazione Attiva e Rielaborazione della Teoria della Mente  
  1. Mentalizzazione (Peter Fonagy)  
  1. Terapia Metacognitiva (Adrian Wells)  
  1. Tecniche immaginative cognitive mediante l’uso delle immagini mentali (Ann Hackmann).  

Infine, è importante sottolineare che nello Studio Medico Picano l’analisi fenomenologica sopra descritta è coadiuvata dalla somministrazione di test psicologici finalizzati a comprendere in modo approfondito e dettagliato i “costrutti personali” che il paziente ha edificato nel corso della sua vita.  

Il profilo psicodiagnostico che si desume si configura, infatti, come strumento di conoscenza e al contempo come primo trigger terapeutico funzionale a stimolare nel paziente quella “mobilità mentale”, che è il motore essenziale nel processo di cambiamento nella percezione di Sé e dell’altro.   

Share on linkedin
Share on twitter
Share on facebook
Share on whatsapp